RESET 2021 - Numero 32: La destra della CDU

Il voto in Sassonia-Anhalt rivela una volta di più il problema della CDU con AfD e con la propria ala destra, soprattutto a Est.

Domenica si vota in Sassonia-Anhalt, e come ogni volta che si vota in un Land dell’est la CDU deve fare i conti con l’elefante nella stanza: cosa fare con AfD, e soprattutto con la propria ala destra, che guarda con favore a eventuali collaborazioni con gli alternativi. La questione è tornata sulle prime pagine dei giornali non solo per l’avvicinarsi di queste regionali, ma anche perché uno dei gruppi della destra CDU, la cosiddetta Werteunion (“Unione dei valori”), ha eletto il suo nuovo Presidente, Max Otte. L’associazione non è una corrente ufficialmente riconosciuta né della CDU né della CSU, ma raccoglie alcuni esponenti dell’ala più conservatrice dei due partiti, molto critici nei confronti di Angela Merkel e soprattutto della sua politica di accoglienza dei rifugiati varata durante l’estate del 2015. 

Fondato nel 2017 da Alexander Mitsch, uno dei leader della CDU in Baden-Württemberg, il gruppo (che all’epoca si chiamava Freiheitlich Konservativer Aufbruch, “Risveglio liberal-conservatore”) contava inizialmente una cinquantina di membri, diventati ora più o meno 4.300, e nel tempo è riuscito a diventare uno dei punti di riferimento dei conservatori più duri e puri, nonostante le dichiarazioni di gran parte dei vertici dell’Union secondo cui si tratta solamente di un “circoletto marginale”. Fra i membri spicca Hans-Georg Maaßen, l’ex capo del controspionaggio interno costretto alle dimissioni nel 2018 per aver passato informazioni riservate ai vertici di AfD e ora candidato della CDU in Turingia, e anche gente del calibro di Friedrich Merz e Jens Spahn ha in passato valutato favorevolmente l’attività della Werteunion, vista come un utile strumento per arrestare l’avanzata di AfD. Il problema è che, più che sottrarre terreno sotto i piedi di AfD, la Werteunion sembra non vedere l’ora di poterci collaborare. E questo sembra particolarmente vero per quanto riguarda il suo nuovo Presidente, Max Otte.

Cinquantaseienne, economista e manager di successo, dotato oltre che di quella tedesca anche della cittadinanza americana, Otte non ha mai nascosto le sue simpatie per AfD. In passato ha addirittura dichiarato di voler votare per loro, e fino allo scorso gennaio è stato Presidente del Comitato consultivo della Desiderius-Erasmus-Stiftung, la fondazione vicina al partito di estrema destra. Il suo obiettivo è chiaro: Otte si augura una collaborazione strutturale fra Union e AfD a ogni livello, locale e nazionale, per riportare saldamente verso destra il baricentro dello schieramento conservatore.

La sua elezione è stata salutata con favore da Tino Chrupalla, co-leader e co-candidato alla Cancelleria, mentre tutti gli altri partiti hanno lanciato l’allarme. Il Generalsekretär della SPD, Lars Klingbeil, ha parlato di un “putsch dei fedeli ad AfD”, e parole di condanna sono arrivate anche dai Grünen. Come se non bastasse, poi, la Zeit riporta che il neoeletto vicePresidente della Werteunion, Klaus Dageförde, negli anni Ottanta aveva legami attivi con la scena neonazista in Germania Ovest e in Baviera. Dageförde ha da tempo preso le distanze dal suo “orribile atteggiamento” di allora, ma secondo il giornale ci sono numerosi indizi sui suoi profili social che lascerebbero sospettare alcuni contatti ancora esistenti con l’ambiente, per quanto puramente informali.

La CDU per ora ha scelto di non commentare ufficialmente la faccenda, ma è chiaro che si tratta di una questione delicata per Armin Laschet.

Come ben sapete se seguite questa newsletter, il capo della CDU è in una posizione molto difficile praticamente da quando è stato eletto, nel gennaio di quest’anno. I risultati delle elezioni locali dei mesi scorsi e i sondaggi seguiti alla sua candidatura alla Cancelleria hanno rivelato quanto debole sia la sua posizione, e quanto complicata sia la transizione verso il dopo-Merkel. Finora la leadership di Laschet non ha rappresentato per nulla un valore aggiunto, anzi è sembrata talvolta danneggiare l’immagine del partito: e un’altra gatta da pelare come quella della Werteunion proprio non ci voleva. Se c’è una parola che può descrivere efficacemente la reazione della CDU all’elezione di Otte è “imbarazzo”: ma al di là dei no comment, il partito e il suo leader dovranno prima o poi prendere una posizione netta, e decidere una buona volta cosa si fa con AfD. 

E il voto di domenica in Sassonia-Anhalt probabilmente darà una nuova accelerata alla faccenda. Alcuni sondaggi vedono infatti un testa a testa molto serrato fra i due partiti - anche se va detto che secondo altre rilevazioni il distacco rimane piuttosto elevato. Al netto di come andrà, però, è chiaro che la questione è sempre più sul tavolo.

La situazione è molto delicata anche per Reiner Haseloff, Ministerpräsident in carica alla guida di una fragile coalizione insieme a SPD e Grünen. I rapporti fra i tre partiti nel Land non sono idilliaci, tanto che Haseloff ha dichiarato di “essersi sentito abbandonato” dai suoi partner di governo durante la campagna elettorale. Va detto però che il Ministerpräsident ha cercato di spostarsi sempre più a destra su alcuni temi di impatto mediatico, dalla critica al Notbremse (“freno d’emergenza”) varato dal governo per la gestione della pandemia alla polemica contro il gendergerechte Sprache, il “linguaggio attento alle questioni di genere” che secondo lui è dovuto all’influsso di “gruppi di sinistra” e non fa altro che rafforzare gli estremisti come AfD.

Non è detto che la coalizione di governo vada avanti, dunque. Ma allora che fare? Se le urne confermassero a grandi linee i dati dei sondaggi, le alternative sarebbero essenzialmente due. O un governo-ammucchiata, con varie combinazioni che richiederebbero comunque numerosi partner e sarebbero perciò molto fragili, o un'ampia maggioranza nero-azzurra, composta cioè da CDU e AfD, con tutte le conseguenze che ne discenderebbero. E vengono i brividi solo a pensarci.

Ma ne parliamo meglio su Kater la prossima settimana, dopo che sapremo com'è andata.

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Da leggere questa settimana:

Su Politico un riassunto della polemica che sta coinvolgendo i Verdi e la proposta avanzata dalla loro candidata, Annalena Baerbock, di alzare il prezzo della benzina. Critiche molto dure soprattutto da parte della SPD.

Su Deutsche Welle potete trovare invece un bel pezzo che riassume tutta la vicenda che ha portato alle dimissioni del Cardinale Reinhard Marx, legate non solo al gigantesco scandalo degli abusi sessuali emerso nei mesi scorsi ma anche ai difficili rapporti con il Vaticano - un tema di cui avevamo parlato anche su Kater.

Infine, un consiglio di ascolto più che di lettura: sempre su Deutsche Welle trovate una serie di podcast intitolati Merkel’s Last Dance, dedicati alla fine dell’era della Cancelliera. L’ultimo numero è una interessante intervista a Katarina Barley (SPD), ex Ministra in due governi Merkel e attualmente vicePresidente del Parlamento Europeo.


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